|
ZELIG BANANAS PRESENTANO
TERRYBILMENTE DIVAGANTE
di e con TERESA MANNINO
regia Marco Rampoldi
Teresa
racconta. Teresa sorride, Teresa graffia. Teresa ha
la dolce consapevolezza del ‘fuori luogo’. Della
bimba siciliana che ama Heidi, e che a Palermo viene
chiamata ‘la milanese’. E’ costantemente in bilico
fra mondi contrapposti: il Nord operoso e il Sud
filosofico; l’universo operoso femminile e quello
infantil-materialista maschile.
Teresa è sempre altrove. Si trova un luogo di cui fa
parte… però fino a un certo punto; e per questo
riesce a leggerne con partecipato distacco tutte le
contraddizioni. Teresa affronta ‘l’altra metà del
cielo’ con l’affettuosa consapevolezza di un
allenatore calcistico pronto a cambiare l’uomo se il
suo lavoro sulle fasce è debole. Teresa guarda i
poveri maschietti con il sorriso ironico di chi non
aggredisce ma comprende… però fino a un certo punto.
Teresa racconta e si racconta: gli anni
dell’infanzia, al centro di una iperbolicamente
sconfinata famiglia che ora che non vive più lì deve
essere periodicamente visitata in infiniti
pellegrinaggi al sapore di caffè; i tempi della
scuola, quando non era vero che era intelligente ma
non si applicava: era una capra… e in più non si
applicava; e la stessa filosofia di apprendimento è
stata applicata anche crescendo, ad esempio a scuola
guida, con la consapevolezza che tanto studiare il
motore serve solo ai maschietti, per aprire il
cofano e vantarsi con i loro simili.
Teresa racconta e chiacchiera. Con la spontaneità di
chi si trova su un palcoscenico ma conserva la
stessa immediatezza che avrebbe in un salotto.
Ovviamente non un salotto con pretese di mondanità…
un salotto qualsiasi, in un pomeriggio qualsiasi,
mentre in cucina la mamma sta preparando il the, da
accompagnare ovviamente con le paste, tanto lei
problemi di linea non ne ha, e agli ospiti non
potrebbe che consigliare: “futtitinne!”. Come se gli
spettatori non avessero prenotato un biglietto, ma
avessero suonato il citofono per una visita
improvvisata.
Così, semplicemente.
|