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A.GI.DI. PRESENTA
Molière a sua insaputa
da Moličre
progetto di Leo Muscato e Paolo Hendel
drammaturgia e regia di Leo Muscato
con Paolo Hendel
e con Maria Pilar Pčrez Aspa, Laura Pozone e Mauro
Parrinello
Scene e costumi di Carla Ricotti
Luci di Alessandro Verazzi
“E se, dopo tutti i pretestuosi processi affrontati
in vita, al signor Jean-Baptiste Poquelin, detto
Molière, toccasse in sorte di doverne subire uno
ancora più surreale in televisione”?
Paolo Hendel, nei panni di un improbabile Molière,
accetta l’invito della trasmissione televisiva “A
sua insaputa” convinto di partecipare a una serata
celebrativa della sua opera.
Il programma invece è una specie di Serata d’Onore
surreale che ospita illustri personaggi del passato
e del futuro, e vi accadranno eventi singolari al
limite del paradossale.
In un turbinio di equivoci e fraintendimenti, la
serata ben presto assume i connotati
dell’inquisizione: la sua vita privata, la sua
opera, le sue grottesche idiosincrasie, sono
analizzate, scandagliate, vivisezionate. L’ingenuo
Molière prova a giustificarsi, ma la conduttrice non
gli dà tregua.
Sadica e soave, chiama in causa opinionisti e
giornalisti con nomi desueti tipo Argante, Orgone,
Alceste, Cleante, Tartufo che gli sproloquiano i
testi delle sue commedie.
Molière riconosce in loro i suoi personaggi, e tutti
gli si rivoltano contro, lo accusano di aver copiato
le sue opere dai comici italiani; di essere
diventato uno scrittore di corte sempre pronto a
compiacere i gusti del Re; di aver sposato sua
figlia e aver concepito con lei dei bambini.
Siamo alle solite: tutti lo vogliono processare e
lui è costretto a giustificarsi. La conduttrice
sostiene che le sue farse sono ormai datate, che non
fanno più ridere nessuno, e per dimostrarglielo lo
invita a recitare delle scene, lui raccoglie la
sfida. Ed ecco che la surrealtà prende il
sopravvento: gli attori che gli vengono affiancati
sono dei nani in confronto a quei giganti di La
Grange, Béjart, Du Croisy; e opere come Il borghese
gentiluomo, l’Avaro, Il malato immaginario, vengono
letteralmente massacrate dalle loro interpretazioni.
È della sua stessa vita che ride adesso la gente, e
non più delle sue commedie. Alla fine Molière si
ritroverà solo, un fantoccio minuto di fronte
all’enorme schermo di un vecchio televisore con
manopola; gli sembrerà di essere uscito da un
incubo, gli viene in mente il famoso monologo
sull’Ipocrisia del Don Giovanni, un personaggio che
in vita non ha mai recitato perché lui interpretava
la parte di Sganarello. Pronunciando, per la prima
volta, quelle parole, lo fa con una verità
disarmante: l’ipocrisia oggi è un vizio di moda, e
quando un vizio diventa moda, non è più un vizio, ma
una virtù. La maschera senza tempo si volta, gira la
manopola e il televisore, finalmente, si spegne. |