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Compagnia Teatrale Fo Rame presenta
FRANCA RAME E DARIO FO DI NUOVO IN SCENA CON
“MISTERO BUFFO”
Esattamente
42 anni fa andavamo in scena a Milano con Mistero
Buffo. Era il 1969. Recitavamo in un capannone di
una piccola fabbrica dismessa dalle parti di Porta
Romana che noi avevamo trasformato in una sala di
teatro con il nostro gruppo. In quell’occasione
Franca ed io ci alternavamo sul palcoscenico
eseguendo monologhi di tradizione popolare, tratti
da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo
italiane, ma provenienti da tutta Europa.
Lo spettacolo ottenne grande successo e venne
replicato centinaia di volte nel nostro teatro di
via Colletta, in palazzetti dello sport, chiese
sconsacrate, locali cinematografici, in balere e
perfino in teatri normali. Mistero Buffo cercava di
dimostrare che esiste un teatro popolare di grande
valore, nient’affatto succube o derivato da testi
della tradizione erudita, espressione della cultura
dominante.
In quell’occasione ci si sentiva ripetere a
tormentone: «Non esiste una forma espressiva
popolare autonoma perché l’unica cultura autentica e
di pregio è quella espressa dal potere dominante.
L’altra, quella cosiddetta popolare, in verità è
solo risultato di scopiazzature.» Insomma: gli unici
poeti validi sono quelli dalle corti dei principi e
dell’alta borghesia.
Fu proprio in quel tempo che scoprimmo dei
ricercatori di grande valore che ci davano ragione,
a cominciare da Pitrè, Toschi e De Bartholomeis,
Tullio de Mauro e Gianfranco Folena, il quale nel
suo saggio “Il Linguaggio del caos” ci dedicava uno
straordinario capitolo (“Le lingue della commedia e
la commedia delle lingue”) nel quale, fra l’altro,
diceva: «l’interlingua teatrale di Fo non richiede
dal pubblico per essere intesa specifiche competenze
dialettali perché la mimica, il lazzo, l’onomatopea
compensano l’apparente arbitrarietà linguistica e la
carenza semantica e perché Fo, grandissimo mimo,
padroneggia da maestro le tecniche del discorso e
della narrativa popolare. [...] Se volete godervi
per esteso il significato di giullare, se pur
tradotto nel nostro tempo, andate ad assistere a
qualche brano di Mistero Buffo messo in scena da
Franca Rame e Dario Fo. Lì potrete ottenere un’idea
del tutto credibile di cosa fosse il teatro satirico
dei giullari medioevali.»
Debuttando anche fuori dall’Italia dall’Inghilterra
alla Spagna, per poi arrivare in Grecia e in Russia,
rintracciavamo brani del tutto sconosciuti raccolti
da ricercatori di Paesi e culture diverse. Noi li si
metteva in scena quasi a soggetto. Il testo
definitivo lo si stendeva solo dopo averlo recitato
per mesi interi. Ritrovammo canovacci rappresentati
secoli fa dai comici dell’arte, soprattutto in
Francia, brani recitati da Arlecchino e da altre
maschere, e in seguito a un nostro viaggio in Cina
riuscimmo ad arricchire il nostro repertorio anche
della “Storia della tigre”. Così, ad un certo punto,
ci accorgemmo recitando a Roma nello chapiteau di un
circo viaggiante che raccoglieva più di 2000 persone
che la mole del testo di Mistero Buffo si era ormai
decuplicata.
Per riuscire a misurarne la dimensione decidemmo di
recitare ogni sera uno spettacolo con testi
completamente differenti. Così si giunse a mettere
in scena la bellezza di sei “Misteri Buffi”. Ma se
dovessimo oggi ripetere lo stesso esperimento, siamo
certi che la sequenza delle nostre esibizioni
raggiungerebbe il numero di dieci e più testi
autonomi.
Oggi, dopo quasi mezzo secolo, torniamo in scena con
una selezione di questo nostro spettacolo “dei
primordi”. Non ci è stato facile decidere quali
testi privilegiare. Siamo sicuri che durante questi
prossimi mesi, nelle varie serate, inseriremo qua e
là altri testi e soprattutto andremo recitando
all’improvviso in modo a dir poco esagerato. Ma
dovete capire: per noi recitare non è solo un
mestiere, ma è anche e soprattutto un divertimento.
Che raggiunge il massimo del piacere quando
riusciamo a inventarci nuove situazioni e buttare
all’aria convenzioni e regole. Speriamo di
comunicarvi questo nostro spasso e di riuscire a
sorprendervi, farvi ridere e magari pensare.
Dario Fo e Franca Rame |