|
LA COMPAGNIA DEL
TEATRO CARCANO FONDATA DA GIULIO BOSETTI PRESENTA
LA
BOTTEGA DEL CAFFE'
di Carlo Goldoni
con Marina Bonfigli, Antonio Salines, Virgilio
Zernitz, Massimo Loreto
Scene di Guido Fiorato
dai bozzetti di
Emanuele Luzzati
Costumi di Guido Fiorato
Musiche di Giancarlo Chiaramello
Regia di Giuseppe Emiliani
“La bottega del caffè” è una delle più importanti
commedie di Carlo Goldoni composta nel 1750,
all'interno della quale si sviluppa un intermezzo
dallo stesso titolo, composto da Goldoni nel 1736.
Nato inizialmente come intermezzo in tre parti,
l'enorme successo del soggetto spinse il
commediografo a tornarci sopra, ampliandolo fino a
crearne una commedia in tre atti. È considerata uno
dei suoi testi più fortunati tra le sedici commedie
nuove, venne rappresentata per la prima volta a
Mantova, il 2 maggio 1750 con gran successo, fu poi
portata a Venezia dove fu replicata per dodici
volte.
L'azione della commedia vera e propria si avvia alle
prime luci dell'alba di un mite mattino invernale in
Venezia, durante il Carnevale, per concludersi
quando scende la notte. Il caffettiere Ridolfo si
sta prendendo a cuore la sorte del giovane mercante
di stoffe Eugenio, che da qualche tempo frequenta
assiduamente la casa da gioco di Pandolfo. Lì
Eugenio ha subìto molte perdite ingenti giocando a
carte con Flaminio, un giovane torinese che si
spaccia per nobile.
La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far
ravvedere il marito. Allo stesso scopo è giunta a
Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida,
che, travestita da pellegrina, ignora la nuova
identità assunta dal marito, ed è esposta alle
insidie tessute da don Marzio. Quest'ultimo è un
nobile napoletano prepotente, ambiguo e
chiacchierone, che prova piacere nel frapporre
ostacoli al desiderio delle due mogli di ricondurre
sulla retta via Eugenio e Flaminio; trova anzi modo
di indurli a festeggiare la ritrovata libertà quando
pensa di aver allontanato definitivamente le due
donne, e unisce ai festeggiamenti la ballerina
Lisaura che, ignara del fatto che Flaminio fosse già
sposato, sperava di diventare sua moglie per poter
così abbandonare il paese.
I tranelli di don Marzio trovano un fiero oppositore
nel caffettiere Ridolfo e nel suo garzone Trappola,
che aprono gli occhi a Eugenio e a Flaminio:
pentiti, i due si ricongiungono alle mogli, mentre
don Marzio lascia la città. |