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TEATRO DELL'OPERA DI
MILANO PRESENTA
LA
BOHEME
di
Giacomo Puccini
La
Memoria dell’Autore riemerge
Regia di Mario Migliara
Tutto il gioco verbale
che sin dalle prime battute si rivela nello spirito
dei personaggi, pervade di ironia tutto l’inizio del
dramma, tipica di chi vive l’ineffabile dell’essere
artista. nei primi anni della sua permanenza a
Milano, in una modesta casa in affitto Via Solferino
27, Puccini concepì alcune delle Opere liriche più
famose tra cui proprio Boheme. La sfida registica è
percorrere il lavoro di Puccini con un senso di
realismo mai abbastanza totale o studiato o fedele.
Ho da subito desiderato un fine ottocento parigino
differente, che mostrasse il gioco dell’autore nei
confronti dei personaggi, che mostrasse la macchina
scenica per quella che è e che forse fosse più
universale. Milano dove Puccini visse e dove scrisse
Boheme proprio nel quartiere di Brera, quello
storico dei bar degli Artisti e delle nascite delle
avanguardie pittoriche e culturali. Proprio quei
locali dove la vita si sperimentava quotidianamente.
Una delle prime immagini era una sala prove di
Cabaret d’antan dove i personaggi si ritrovano a
vivere dei destini che li coinvolgono in una realtà
sempre più completa, un interno casa di un palazzo
milanese, in un quartiere
vitale e pieno di mille energie ancora oggi. I
vecchi mestieri di strada mescolati alla gente, la
macchina scenica che svela luoghi che esistono nella
memoria nostra e in quella dell’autore. Un approccio
quasi opposto a quello dei “personaggi”
pirandelliani che non sanno dove si trovano e
cercano l’autore, nella mia messa in scena, il
gruppo di Bohemiennes, coscienti della macchina
drammaturgica e musicale, vivono loro malgrado un
momento di ribalta, cercando di sottrarsi e di
rileggersi in una luce più umana, ci si riconosce
nella Memoria di Milano. Il teatro è luogo ideale di
vita bohemienne evidenzia l'intreccio tra favola e
realtà. L'opera di Puccini in una chiave di lettura
moderna e insolita dove tutto diventa teatro,
l'impatto scenografico e lo scarno disordine di un
palcoscenico rivelano la possibilità che ogni scena
sia pensata da un regista e ogni personaggio sia
studiato a tal punto da meritare un riflettore che
focalizzi il suo desiderio di vivere e nello stesso
tempo tutti i particolari e le sfumature del suo
esistere. I costumi, riambientano l'opera in una
Milano di fine 800 dove il teatro era la strada e
così, viceversa, la strada entrava nella magia dello
spettacolo.
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