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Teatro Stabile di Catania
presenta
Terra matta
Con Vincenzo Pirrotta
Un
bracciante siciliano si è chiuso a chiave nella sua
stanza e ogni giorno, dal 1968 al 1975, senza dare
spiegazioni a nessuno, ingaggiando una lotta contro
il proprio semi-analfabetismo, ha digitato su una
vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ha scritto,
una dopo l'altra, 1027 pagine a interlinea zero,
senza lasciare un centimetro di margine superiore né
inferiore né laterale, nel tentativo di raccontare
tutta la sua "maletratata e molto travagliata e
molto desprezata" vita.
Imprevedibile, umanissimo e vitale, Terra matta
ci racconta le peripezie, le furbizie e gli
esasperati sotterfugi di chi ha dovuto lottare tutta
la vita per affrancarsi dalla miseria; per salvarsi
la pelle, ragazzino, nel mattatoio della Prima e poi
della Seconda guerra mondiale; per garantirsi un
futuro inseguendo il sogno fascista del grande
impero coloniale, per arrabattarsi, in mezzo a "brecante
e carabiniere", tra l'ipocrisia e la fame del
secondo dopoguerra; per tentare, a suo modo la
scalata sociale con un matrimonio combinato e
godere, infine, del benessere degli anni Sessanta.
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